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Archetipo del Mese

Il Distruttore
giugno
2021
Marco Tesi

Abbiamo tanti modi di anestetizzarci contro l’esperienza che poi svegliarsi comporta una certa paura. Allo stesso modo lungo il viaggio incontreremo inevitabilmente la paura ed il dolore, la cui trasformazione ci porterà a vivere il Viaggio come un’iniziazione.

La quale può essere percepita come una Morte.

La consapevolezza della morte può liberarci dal desiderio ossessivo di potere, di fama e successo, richiamandoci a ciò che conta realmente.

Ma di quante cose neghiamo l’esistenza? Quante volte ci approcciamo al “sacro” da un atteggiamento infantile che vuole soddisfare solo i nostri bisogni? Cosi che l’eccessiva preoccupazione per la sicurezza ci porta a rinnegare la morte, rendendoci estremamente in balia di lei, o meglio di lui, del Distruttore.

Tuttavia inscritto nel nostro Spirito c’è l’attrazione per la Morte, in quanto essa rappresenta trasformazione. Accedere alla consapevolezza richiede sempre un incontro con il terrore, riconoscendo che la realtà non è sempre bella, ordinata ed in “potere” dell’uomo.

Il distruttore quando arriva lascia una scia più profonda dell’Orfano, il distruttore può colpire persone al top della loro vita, con un’identità talmente solida che credono di farcela sempre. Questo non arriva come una punizione bensì parla di rinnovata trasformazione nell’insita capacità di fare spazio. L’accettazione permette di fare esperienza del mistero della vita, portando la nostra attenzione sulla finalità di una determinata circostanza piuttosto che sulla causa.

Nell’esperienza molte volte le mura crollano e noi soccombiamo a cinismo, tuttavia quando riusciamo a definire l’esperienza possiamo lasciar andare il vecchio ed aprirci al nuovo. Nuova autenticità. Molte volte quest’esperienze arrivano al momento in cui noi siamo in grado d’incassare il pugno, di affrontare ciò che non è più in linea con noi.

Il Distruttore insegna una virtù molto grande. L’Umiltà.

L’esser disposti a sacrificare parti di noi per il bene della Terra, della comunità e di noi stessi. Ci liberiamo dall’attaccamento cosicché possiamo rimanere fedeli al nostro Viaggio.
Quì il distruttore diventa nostro alleato nel momento in cui impariamo a rinunciare alle cose senza rifiutare il dolore o l’angoscia che ne deriva. Proprio quì avviene la trasformazione e la liberazione dall’attaccamento alle nostre emozioni.

Il distruttore ci rende umili nella realizzazione che almeno una volta nella nostra vita assumeremo le vesti del distruttore nei confronti di qualcun altro. Arriverà quel momento in cui saremo noi magari a ferire o tradire. Diventiamo perversi quando rifiutiamo di ammettere la nostra responsabilità per il male che facciamo -  e tutti lo facciamo in un modo o in un altro. Quando manchiamo nel sviluppare questa capacità dell’Io non riusciamo a fermare il nostro comportamento distruttivo; vera gli altri e noi stessi.

Se l’energia del cercatore ci invita ad ascendere, l’energia del distruttore invita a discendere nelle nostre profondità, e ad integrare la nostra capacità tanto di creazione quanto di distruzione per far pulizia all’interno di noi.

Accedere ad i nostri misteri conduce alla morte; ed anche all’amore, attraverso quest’esperienza avviene la nascita del Sé.

Il Cercatore
maggio
2021
Marco Tesi

Il Viaggio, diventare reali.
La ricerca comincia sempre da un aspirazione. Magari ci sentiamo scontenti, alienati o vuoti. Spesso non sappiamo neppure cosa stiamo cercando, tuttavia aneliamo a qualcosa.

Il Cercatore autentico risponde sempre ad una chiamata dell’anima; ad un’impulso verso l’esterno o meglio…verso l’Alto; nel realizzare il desiderio di espansione e liberazione della coscienza.

Siamo tutti attratti dall’ignoto anche se manifestiamo paura verso l’incertezza, e questo istinto motiva gran parte della nostra ricerca nella vita; tuttavia molte volte qualunque cosa raggiungiamo non è mai abbastanza. Nessun amore, nessun lavoro, nessun posto ci darà il paradiso e la pace interiore a cui aneliamo.

Nel momento in cui diventiamo reali e diamo nascita al nostro vero sé possiamo soddisfare questa ricerca.

All’inizio proiettiamo questo desiderio verso un paradiso esteriore, poi con il cammino realizziamo che esso risponde ad un’espansione della nostra coscienza oltre i nostri confini e limiti egoici.
Questo richiama l’eterna sfida tra adattamento e ribellione, conformità ed autenticità.

L’invito può arrivare all’inizio dell’età adulta. Momento del viaggio, dello studio, dell’esperienza.
L’Io sano può rispondere a tutto questo con eccitazione, quando invece lo sviluppo dell’Io è meno completo possiamo mancare di coraggio nel partire all’avventura prevenendoci dall’esperienza.
Come giovani adulti cerchiamo la nostra vera vocazione, l’amore sincero, il luogo in cui ci piace vivere.
Intorno la metà della vita questi quesiti tornano ad affacciarsi. Molte volte sotto forma di disagio.
Il viaggio può diventare fonte di conflitto con le reali possibilità, figli, lavoro, mutuo, cura dei genitori. E cosi iniziare un’altra vita sembra impossibile.

Si inizia conformandosi per compiacere, si continua assicurandosi entrate e prestigio cercando alle volte di “vincere” amici e familiari; ma alla fine l’adattamento crea una tensione fra quello che siamo dentro e come ci comportiamo.

Questa tensione è indispensabile per l’evoluzione. Possiamo essere conformisti, essendo noi i soli a sapere della nostra individualità, al contrario possiamo essere ribelli definiti dal contrasto con la “norma” in atto. In entrambi i casi siamo definiti interamente dall’ambiente in atto.

Difatti l’invito alla ricerca in questo momento lavora ad un livello più profondo, non parla di desiderio di realizzazione esteriore come nel giovane adulto, bensì richiama ad un modo di vivere più significativo. Per aprirci e crescere dobbiamo essenzialmente lasciare andare l’esperienze ed i riferimenti del mondo che conosciamo.

Cosi “riduciamo” la ricerca dal bisogno del fare e capire alla più aperta volontà d’incontrare la vera autenticità - in se stessi e nel mondo esterno. La ricerca della propria Arte, quel luogo dove possiamo incontrare Dio, il nostro Dio interiore.
Il Cercatore non si arresta di fronte a niente pur di trovare la verità, sarà disposto a lasciare andare l’attaccamento a cose, persone, rapporti, situazioni.

Nell’ombra il cercatore si manifesta nella superbia, nell’ossessiva ambizione spirituale che ci separa dagli altri piuttosto che avvicinarci. Infatti alle volte possono essere solo le nostre ambizioni dell’Io a motivare un cammino spirituale, alimentando cosi superbia e presunzione.

L’autentica ricerca è l’invito dello Spirito a passare attraverso la rinascita e la trasformazione, a morire al vecchio e rinascere al nuovo.